Così Tiberia all'inizio della sua carriera nel lontano 1961.  

Domenico Tiberia


 

A MEMMO TIBERIA
PUGILE E GRANDE CAMPIONE

Aveva il piccoletto
nel pugno un gran diretto,
ma finte pure e ganci,
uppercuts e repentini attacchi
nel suo già ricco repertorio.
Così iniziò la sua leggenda un giorno,
quando egli il piede mise sul quadrato
e prese di scherma a giocare,
a  colpire e a lasciar segno pronto.
Aveva poi la stoffa di campione
e dubbi su questo non si hanno
se più volte la cintura
colse tricolore.
Ma ad altre  mete ambì pure
nel dar di pugni sempre,
a prestigio, a maggior gloria tese,
in Spagna e in Giappone anche arrivando
dei Vichinghi  e dei Boeri inoltre
la terra raggiungendo.
Al tempo lottò e vinse
di Manca, di Mazzinghi e Benvenuti,
di Arcari anche e di Burruni
del ring i re assoluti, i vincitori.
Né fu certo egli da meno
se con arte tirò ed occhio fino,
di scuola effetto
e di indomato ardore
 che dentro si portava
 e alla platea presentava tutta.

22-10-2007

Il mai dimenticato Domenico Tiberia, pugile di razza, più volte campione d’Italia, sei per l’esattezza, nella categoria dei welters e dei medi. Quattordici volte sul ring per la conquista o la difesa di titoli importanti come quelli italiano, europeo e mondiale. Ciò sta a dimostrare di che stoffa era fatto il pugile di Ceccano sul piano atletico e fisico. Un tragico incidente avvenuto il 3-01-1989, all’uscita per Veroli della superstrada Frosinone-Sora, all’età di 51 anni (è nato a Ceccano il 4 aprile 1938) lo strappa all’affetto dei suoi cari e di quanti, amici e conoscenti, ne apprezzano le doti di uomo buono e generoso. Era anche un provetto suonatore di chitarra (un autodidatta) con la quale intratteneva quanti frequentavano la sua bottega di barbiere, prima alla Cantinella, popolosa contrada di Ceccano, quando cominciò a tirare i primi pugni da dilettante e poi in quella di via per Frosinone, alla Stazione. Ma il suo amore per la chitarra rimane vivo anche dopo avere smesso definitivamente di fare il barbiere, per dedicarsi a tempo pieno alla sua attività di pugile professionista. Da Selenia Micheli, insegnante di Scuola Elementare adesso a riposo, ha cinque figli: Massimo, Piera, Giovanni, Luigi e Ida. 105 gli incontri disputati nella sua lunga (1961-1977) e importante carriera, con 67 vittorie, delle quali 16 per ko, 9 pareggi e 29 sconfitte. E’ stato,perciò, per quanto riguarda i suoi impegni di boxer un vero giramondo: Svezia, Francia, Libia, Argentina, Sud Africa, Spagna, Danimarca, Giappone, Austria, Congo, Germania, nelle sue numerose sortite fuori dall’Italia. Ha incontrato fior di campioni come il messicano Gaspar Ortega (28-2-64), Carmelo Bossi (5-10-65 e 8-01-67), Peter Cobblah (11-10-66), Jean Josselin (21-04-67), Ramon La Cruz, Pierre Furie (12-9-70), Jose Hernandez (18-6-71), Koichi Wajima (7-5-72), Gratien Tonna (3-2-73). L’11 dicembre 1964, al Palasport di Roma diventa campione italiano dei welters,vincendo ai punti. Titolo che difende a Frosinone il 29 maggio 1965 contro Patronelli, vittoria per ko alla terza ripresa. Nello stesso anno, il 5 ottobre a Napoli, perde la corona per mano del milanese Carmelo Bossi. Ritenta la scalata al titolo, sempre contro Bossi, l’8-1-67, ma non va oltre il pareggio. L’impresa gli riesce a Rimini, contro Battistutta, l’11-8-67, quando è di nuovo primo fra i welters. Ma deve inchinarsi a Silvano Bertini che gli strappa il titolo il 9-2-68, a Roma, titolo che Bertini riesce a conservare, sempre contro Domenico, il 14-8-68 a Lignano Sabbiadoro, dove c’è il pareggio. Il 4-6-69 il ceccanese ridiventa campione d’Italia dei welters, titolo vacante, mettendo ko alla nona ripresa Giuliano Nervino. Agli inizi del settanta passa nei Medi e il 26 agosto dello stesso anno conquista il titolo italiano, superando ai punti Aldo Battistutta. Il 18 giugno 1971 combatte in Spagna per la corona europea contro Jose Hernandez, ma viene battuto ai punti dopo 15 accaniti rounds nel corso dei quali Domenico sfodera i suoi numeri migliori. Il 16-12-71 batte per ko alla undicesima ripresa, a Rapallo, difesa del titolo dei medi,Aldo Battistutta. Il 7-5-72 tenta la scalata al titolo mondiale, ma viene sconfitto per ko alla prima ripresa dal detentore, il giapponese Koichi Wajima. - Mi ha colpito a freddo-dirà dopo-ma ho subito ripreso il controllo della situazione,schivando,tra l’altro,un paio di pericolosi montanti. Purtroppo Proietti, il mio manager, molto intempestivamente buttò l’asciugamano sul ring, facendo sfumare il mio sogno.-. Il 21 settembre 1974, conquista il sesto titolo della sua carriera, superando ai punti, in 12 riprese, Sauro Soprani,a Forlì. Titolo che perde l’8 marzo 1975 a Padova contro Luciano Sarti. Chiude la sua lunga e prestigiosa carriera la sera del 2 dicembre 1977 ad Amburgo, contro il tedesco Steinherr, dal quale viene battuto al settimo round per getto della spugna. Sembra una fine ingloriosa, ma Domenico ha, per un pugile, la bella età di trentanove anni compiuti. E’ nato per fare la boxe, che segue anche quando smette, insegnando ai giovani i segreti di uno sport che appassiona e affascina: Come d’altronde tutti gli sports, se praticati da veri campioni come è senza dubbio stato il torello di Ceccano. A lui è, giustamente, intitolato il Palazzetto dello Sport di via Passo del Cardinale, della cittadina sul Sacco.

Ecco che cosa dice di Domenico, il figlio Massimo, con l’affetto e la grande ammirazione di sempre. -Un padre premuroso, disponibile, generoso. Siamo cinque figli ed ognuno di noi lo porta ancora nel cuore per i tanti ricordi legati alla sua figura. E poi è stato un campione e i campioni hanno sempre qualcosa da insegnare,da lasciare nella memoria degli altri. Le sue finte, le sue schivate, i suoi ganci destri e il coraggio sono stati le sue armi vincenti. Un pugile, insomma, stupefacente, un vero gladiatore. La cosa che più mi è rimasta impressa è che mio padre non aveva paura di nessun avversario. Lo dimostra il fatto che fino all’età di 39 anni ha avuto sempre la valigia pronta per partire ed incontrare qualsiasi pugile che gli proponevano. Certo, se non fosse rimasto a Ceccano e avesse accettato di andare con organizzatori di prestigio, sarebbe stato sicuramente più volte campione del mondo ed europeo. Ma lui era attaccato alla famiglia, agli amici, al clima di casa, forse anche alla mentalità di allora. Oggi, ripeto, sarebbe tutto diverso e un pugile come lui verrebbe presentato e valorizzato per quello che effettivamente valeva e sapeva fare. C’è anche da dire che al tempo suo il pugilato era ricco di campioni e non era certo facile imporsi all’attenzione degli addetti ai lavori e anche degli appassionati. E se da un a parte per la Ciociaria tutta avere un pugile come mio padre era motivo di orgoglio e di immagine, dall’altra bisognava, così mi dicono quelli che hanno qualche anno più di me, fare i conti con tanti altri problemi che allora venivano alla ribalta. Per cui anche lo sport in un certo senso ne veniva condizionato. E poi, chi segue il pugilato è di solito un intenditore. E allora ci vuole la piazza giusta per fare accorrere gente, con incontri di richiamo, capaci di far conoscere e amare questo sport che richiede intelligenza, coraggio e particolari doti tecniche. Quelle che riscontri in un campione, con un suo preciso modo di combattere, di gestire un match. Comunque, a mio padre hanno voluto bene tutti e il suo ricordo è ancora vivo non solo tra chi segue il pugilato,ma anche tra quanti lo conobbero e lo apprezzarono come persona buona, semplice e nel campo dello sport una vera bandiera, da imitare e da tenere nella dovuta considerazione.- A conclusione, un grazie di cuore a Massimo che da anni tiene alto il nome del padre attraverso l’AS Domenico Tiberia boxing club Ceccano e ad Alessandro Grecco, cugino del campione scomparso. E’ grazie al loro contributo e alla loro disponibilità che è stato possibile rendere, qui, a Domenico, l’omaggio che merita, perché campione di grande spessore e umanità e del quale Ceccano tutta deve essere orgogliosa. Per un quadro più completo della sua lunga carriera e dell’attività connessa all’Associazione pugilistica che porta il suo nome, consultare il sito
(Giovanni De Santis)

http://www.asdomenicotiberia.it/


Tiberia con il suo manager Panaccione.


Tiberia studia l'avversario, pronto a sferrare l'attacco.

 

 

 

 

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