I LUOGHI DELLA CULTURA


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Campobasso e provincia
 

CAMPOBASSO
Baranello
Gambatesa
Larino
Scapoli
Morrone del Sannio
Roccavivara
Sepino


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Isernia e provincia
 

ISERNIA
Capracotta
Castel San Vincenzo
Pietrabbondante
Venafro


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IL MOLISE ARTIGIANATO-ARCHEOLOGIA-FOLKLORE-PAESAGGIO

Dov'è?
Confina con l'Abruzzo, il Lazio, la Campania, la Puglia e s'affaccia sul Mare Adriatico.

Il 17 dicembre 1963 il Molise si stacca dagli Abruzzi e diventa la ventesima regione italiana. Formata da 2 province (Campobasso e Isernia) ha come capoluogo Campobasso. La superficie totale è 4438 chilometri quadrati.

PATRIMONIO MAI VISTO
Nel Molise, Regione dell’Italia centrale, l’ospitalità è qualcosa di speciale. Deriva da una tradizione antica di accoglienza verso i pastori che durante la transumanza trovavano sulla loro strada taverne, luoghi di ristoro, di culto, botteghe artigiane. Un mondo fatto di cose semplici e di atmosfere uniche che potrete riscoprire ancora oggi in un’offerta turistica diversa e affascinante. In Molise vi aspetta una vacanza nuova: un viaggio in un’altra dimensione, ricca di natura, di storia e di tradizioni. L’incursione in un mondo di cui probabilmente non sospettavate nemmeno l’esistenza.

Vuole porsi come un momento di riflessione sul tema "Riscopriamo l'Alto Molise", a testimonianza del fascino che questa zona geografica ancora esprime.
Le foto presentate, oltre ad essere documento dei valori artistico-monumentali di singoli edifici, portali, fontane o parti di essi, vogliono cogliere il fascino di certi angoli, la poesia dei vicoli e delle piazze.
La raccolta si sviluppa, attraverso sequenze fotografiche di percorsi liberamente scelti; essa vuole essere un tentativo di visualizzare i profili architettonici significativi, non solo come manufatto, ma anche come oggetto della memoria collettiva.
 

MOLISE-MUSEI

 

Introduzione storica.
La Regione deriva il suo nome dall’omonimo villaggio Matese. Già feudo dei nobili De Molinis.
Abitata nell’antichità da tribù sannitiche, dopo una dura guerra la Regione viene sottomessa dai Romani, il cui dominio è consolidato sotto Augusto, quando entra a far parte della « IV Regione italica » Sabina e Sannio.
Occupato, in epoca feudale, dai Longobardi, il Molise fu da essi aggregato al ducato di Benevento.
Nell’XI secolo, conquistata dai Normanni, la Regione entra a far parte del Regno di Napoli.
Nel 1221 Federico II incorporò il territorio molisano alla Terra di Lavoro; poi, nel sec. XVI, passò alla Capitanata a cui restò unito fino al 1807, allorché venne eretto in provincia autonoma con capoluogo Campobasso.
Il 1861 è l’anno in cui il Molise è unito agli Abruzzi come Regione del nuovo Regno d’Italia, finchè nel 1963 si costituisce ufficialmente in Regione autonoma.
Il Molise ha dato i natali a uomini illustri, fra cui, in età romana, lo storico Sallustio (Amiterno, Sabina 86 a.C.–Roma 35 a.C.).

CAMPOBASSO
Museo Permanente del Presepio.
Museo Permanente del Presepio, Villa Colitti, piazza Vittoria, 4.
Si tratta di presepi suddivisi in varie sezioni, italiane e straniere, tra cui i meravigliosi presepi realizzati dal Colitti.

PROVINCIA DI CAMPOBASSO
Baranello
Museo Civico, Palazzo Comunale, via Santa Maria, 13.
Materiale archeologico di notevole interesse, vasi attici a figure nere e rosse, vasi etruschi, frammenti di affreschi da Pompei, bronzi romani e medievali.
Scapoli
Museo della Zampogna.

ISERNIA

Museo Comunale, piazza S. Maria, 8.
Materiale epigrafico e scultoreo d’età romana, repubblicana e imperiale (rilievi con scene di battaglia, tra cui una copia della « Battaglia di Isso » raffigurata nel celebre mosaico pompeiano oggi al Museo Nazionale di Napoli).

PROVINCIA DI ISERNIA
Venafro
Museo Nazionale, ex Monastero di S. Chiara, corso Garibaldi.
Reperti dell’antica colonia romana augustea di
Venafrum.

MATRIMONIO IN COSTUME REGIONALE

I folkloristi abruzzesi di ieri dividevano la strada che conduce al matrimonio in tre fasi: il “fidanzamento”, la “partenza” e le “nozze”. Molti sono gli usi ancora oggi rimasti integri.

Rimangono immutate le date ed i periodi proibiti agli “sponsali”. Non ci si sposa infatti di martedì e di venerdì, forse in omaggio al vecchio proverbio che recita: “né di Venere e né di Marte, non si sposa e non si parte”, tantomeno nel mese di novembre che viene considerato il “mese dei morti” o nel periodo di Quaresima, quando cioè le croci si coprono di panni viola.

Ancora oggi una coppia che sta per sposarsi a Pescasseroli deve come prima cosa preoccuparsi di trovare una certa quantità di ceci secchi, abbrustoliti sui carboni insieme alla sabbia di mare per poi insaporirli con anice, vaniglia e bucce di arancia e di limone.

Tutto è legato ad un’antica tradizione secondo cui, in tempi remoti, i giovani montanari di Pescasseroli, non potendo permettersi il lusso dell’acquisto di confetti, mettevano nelle bomboniere i ceci tostati, solo quelli.

Tornando alle tre fasi, il fidanzamento, è quella che presenta le variazioni più eclatanti. Scomparsi i “paraninfi”, mezzani che procuravano unioni matrimoniali a pagamento, accantonate definitivamente le consuetudini con le quali il maschio si dichiarava alla futura “partner” lasciando sulla soglia della sua casa rami fioriti, restano i tanti modi di incontro fra i giovani di oggi. L’incontro in discoteca ha sostituito la serenata.

La “partenza”, ovvero il trasporto della dote della sposa verso la nuova casa che avveniva alla vigilia delle nozze, fino a qualche anno fa veniva rievocato a Bisenti con l’organizzazione del corteo nuziale negli antichi costumi e canti tradizionali. La dote veniva caricata sui muli bardati a festa mentre al suono di “ddù-bbotte” cantavano in coro “Quande dumane ti mitt’ in cavalle, di schioppettate arsóne la valle”.

Qualcuno degli antichi riti della “partenza” resta ancora vivo nelle campagne di Celano dove alla vigilia delle nozze si organizzano i cosiddetti “canestri scoperti”.

I grossi canestri di vimini, quelli che provetti artigiani fabbricano a San Vincenzo Valle Roveto, vengono colmati di masserizie di ogni sorta e caricati sui muli accompagnati dal suono di “ddù-bbotte” alla casa dello sposo.

I costumi, sono stati ricostruiti in base ad attenti ricerche storiche.
Popolana di Gioia dei Marsi (AQ) e popolano molisano.

Le panarde

Nel Molise il mobilio spetta alla sposa che deve portarlo in dote insieme a quattro materassi di lana, alle coperte e ad un ricco corredo. Sulla camera da letto degli sposi convergono la curiosità di parenti ed amici; perciò questa viene scelta con mota cura: la sposa cerca di averla molto bella e i genitori fanno il possibile per accontentarla. Il giorno delle nozze, poi, ogni invitato si reca a visitare la camera degli sposi e, sulla bella coperta di seta distesa sul letto, gettano denaro come dono.

I mutamenti più radicali li ha subiti il pranzo nuziale. Una volta veniva preparato e consumato in casa della sposa, durava diverse ore e si presentava almeno con venti portate (le famose “panarde” aquilane sono state sperimentate a tavola con gli sposi). Oggi viene consumato nel ristorante, il tutto viene inteso come una conquista sociale e, nelle zone di campagna, come rifiuto della condizione rurale. Ad una caratteristica però non si rinuncia: alla cucina tradizionale secondo l’antico ricettario degli “sponsali” abruzzesi.

 
 
        


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