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Presentazione:
«Scalpellini e stuccatori» L’arte scultorea in un libro.
PESCOPENNATARO –
Un’altra importante manifestazione a carattere culturale è stata
programmata per le ore 17,30 di oggi.
Infatti nella splendida sala consiliare del Comune ci sarà la
presentazione del libro «Scalpellini e stuccatori di Pescopennataro»
di cui ne è autore Mario Di Tullio. Nativo di questo paese, si
trasferisce a Napoli per frequentare lo studio di Belle Arti del prof.
G. Girosi e la scuola di studio presso il Museo Nazionale. Consegue
dapprima il diploma del Liceo Artistico, quindi quello di Geometra, per
poi iscriversi alla facoltà di Architettura. La passione per l’arte
è talmente forte da spingerlo a pubblicare questo libro. Costituito da
150 pagine, nel testo sono riportati in modo organico i nomi di ben 61
autori tra scalpellini e stuccatori pescolani. E non solo; in esso vi è
un corredo fotografico dei lavori che le maestranze hanno eseguito in
Pescopennataro, nel Molise, in Italia e oltre oceano. In paese si può
ammirare una fontana fatta nel 1763, un’altra nel 1898, portali e
caminetti interamente lavorati a mano con i vari attrezzi del mestiere.
Da citare i lavori in stucco nella sala sportelli della Banca d’Italia
in Campobasso, ad opera di Michele Di Tullio, così come quelli in stile
rinascimentale della sala da pranzo della residenza estiva dell’ex re
Faud in Helvan. Eduardo Lalli è autore di alcune statue che troneggiano
la piazza della Cattedrale di San Paolo in Brasile. Nella presentazione
fatta da Corrado Carano, culture di arte molisana, si legge: «Il testo è un importante tassello di storia locale perché ricorda le
tante fatiche di un popolo costretto ad operare in posti lontani», e
Nicoletta Pietravalle soprintendente per i Beni Architettonici nella sua
introduzione aggiunge: «Il risultato della ricerca è riportato in questo libro ed è dovuto
alla tenacia, alla pazienza e al sentimento che hanno assistito il
ricercatore nell’impresa». Una ricerca che l’autore ha
condotta sin dal luglio 1984 per due motivi: il primo di ordine
affettivo, il secondo di ordine culturale e storico. Una raccolta di
grande valenza che vuole lasciare in eredità alle generazioni presenti
e a quelle del futuro.
Lì, Giovedì 14 Agosto 2003
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Pescopennataro – Il volume di Mario Di Tullio
«Scalpellini e stuccatori», un libro per riscoprire le radici.
PESCOPENNATARO – Un successo scontato ed altrettanto meritato quello
ottenuto da Mario Di Tullio nel presentare il suo libro dal titolo:
«Scalpellini e stuccatori di Pescopennataro».
A questo piccolo centro gli fu dato il nome come il paese dei
«Maestri della pietra» proprio perché vanta i natali di coloro i
quali lavorando la pietra si sono fatti conoscere in regione, in Italia
e all’estero. E Mario nel testo, in ordine cronologico, ne ha riportato
i nomi, una breve biografia, anno e luogo dove i lavori sono stati
realizzati. Per lo più si tratta di fontane, chiese, cappelle
gentilizie, cippi funerari, portali, caminetti e oggettistica varia. Un
lavoro durato un ventennio che ha dato i suoi frutti perché fatto
continue ricerche, di pazienza, di tenacia. E queste virtù sono state
esaltate dal sindaco Rosato e dagli interlocutori che si sono
susseguiti. In sala era presente il consigliere regionale Caterina, il
Senatore Sammartino, il presidente della Camera di Commercio di Isernia
Angelaccio, il Commissario Straordinario della Comunità Montana di
Agnone Sciulli e un folto ed attento pubblico a far da cornice. Per
l’occasione è stato presentato anche l’«Almanacco di Pescopennataro» a
cura del pittore Ugo Martino.
La manifestazione ha avuto luogo nei locali della Biblioteca Comunale
recentemente riaperta al pubblico dal momento che un gruppo di giovani
volenterosi, sacrificando gran parte del loro tempo libero, ha
provveduto a sistemare i libri dopo averli catalogati.
Lì,
Lunedì 18 Agosto 2003
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Arte
degli scalpellini
Il Molise sconosciuto
di Franco Valente
Da poco è
uscito dalla stampa un prezioso volume di Mario Di Tullio dedicato agli
scalpellini e agli stuccatori di Pescopennataro. La veste editoriale
lascerebbe sospettare che si tratti di uno dei tanti volumetti di storia
locale destinati a finire infilato nelle parti meno appariscenti delle
nostre biblioteche domestiche, ma la sostanza è ben diversa.
Sono
contento di possederlo con la firma autografa dell’autore perché,
diversamente da come appare, il libro è una miniera incredibile di
informazioni delle quali in futuro nessun cultore di arte e di
architettura del Molise potrà più fare a meno. Amare la propria terra è
circostanza che appartiene un po’ a tutti, ma Di Tullio con la sua opera
dimostra che il proprio paese si può andare oltre la semplice e
rassegnata contemplazione. Ci piace spesso affermare che la ricerca
delle nostre radici storiche è tutto degli obiettivi della cultura
molisana. Di Tullio, dopo aver abilmente individuato r sinteticamente
definito il luogo delle radici, è andato, invece, alla ricerca dei
frutti. Pescopennataro, come rivela il suo nome, è un paese appoggiato
ad un “pesco” (ovvero un grande masso) dalla forma “pinnata”, cioè
appuntita. La pietra, dunque, è il motivo del suo esistere.
Le
pietre lavorate sono le tracce seguite da Di Tullio per capire come si
sia diffusa nel mondo l’arte degli scalpellini del suo paese. La cosa
più straordinaria è che andando a Pescopennataro ci si aspetterebbe di
trovare qualcosa di analogo a quanto è accaduto a Pescocostanzo. Invece
girando per il paese, devastato dai tedeschi in ritirata, di decorazioni
lapidee non rimane quasi nulla. Se si vuole capire cosa sia successo e
dove sia finita l’arte dei pescolani bisogna seguire gli itinerari che
Di Tullio ha disegnato nel suo rigoroso “catalogo” delle opere degli
scalpellini di Pescopennataro. Si badi bene che i termine “catalogo” non
è assolutamente riduttivo, come potrebbe apparire a causa dell’uso
moderno che si fa di questa parola. Basti ricordare l’importanza del
cosiddetto “catalogus baronum” del XII secolo per capire quale sia il
suo vero significato e quale sia l’importanza di una elencazione
ragionata. Dunque Di Tullio fa un catalogo ragionato del lavoro dei
lapicidi di Pescopennataro e così ci permette di capire che la loro
opera dal XVIII secolo in poi, partendo dal paese, si sia allargata
seguendo gli itinerari della committenza privata e pubblica (religiosa e
civile) prima nel Molise e nel confinante Abruzzo e poi, nei tempi duri
dell’emigrazione di massa, in tutto il mondo. Con quest’opera si rende
giustizia a personaggi che, pur avendo fatto la storia dell’architettura
della nostra regione, ancora non avevano trovato un cultore che tirasse
i loro nomi dalla tradizione orale e dal buoi degli archivi domestici.
Di Tullio ha rimediato brillantemente e così sappiamo finalmente quanto
abbia lavorato Nicola Di Lallo che, seguendo il gusto del
settecento napoletano, fu soprattutto un architetto nel realizzare opere
importantissime nella nostra regione. Solo per nominare gli artisti del
XVIII secolo, sappiamo così dei vari Di Tullio, Napoleone, Crisostomo
e Calvitti, De Lallo, Margotta, Fagnani, Terreri, De Francesco. Ma
sono decine gli scalpellini che hanno permesso di consentirci di
apprezzare un aspetto del Molise sconosciuto anche a noi molisani.
Messaggero, lì 30 Agosto 2003
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