Agosto pescolano 2003

Iniziative a Pescopennataro
da "NUOVO oggi MOLISE"
(Testate giornalistiche di Adolfo Terreri)

LA MANIFESTAZIONE

Presentazione: «Scalpellini e stuccatori» L’arte scultorea in un libro.

PESCOPENNATARO – Un’altra importante manifestazione a carattere culturale è stata programmata per le ore 17,30 di oggi.
Infatti nella splendida sala consiliare del Comune ci sarà la presentazione del libro «Scalpellini e stuccatori di Pescopennataro» di cui ne è autore Mario Di Tullio. Nativo di questo paese, si trasferisce a Napoli per frequentare lo studio di Belle Arti del prof. G. Girosi e la scuola di studio presso il Museo Nazionale. Consegue dapprima il diploma del Liceo Artistico, quindi quello di Geometra, per poi iscriversi alla facoltà di Architettura. La passione per l’arte è talmente forte da spingerlo a pubblicare questo libro. Costituito da 150 pagine, nel testo sono riportati in modo organico i nomi di ben 61 autori tra scalpellini e stuccatori pescolani. E non solo; in esso vi è un corredo fotografico dei lavori che le maestranze hanno eseguito in Pescopennataro, nel Molise, in Italia e oltre oceano. In paese si può ammirare una fontana fatta nel 1763, un’altra nel 1898, portali e caminetti interamente lavorati a mano con i vari attrezzi del mestiere. Da citare i lavori in stucco nella sala sportelli della Banca d’Italia in Campobasso, ad opera di Michele Di Tullio, così come quelli in stile rinascimentale della sala da pranzo della residenza estiva dell’ex re Faud in Helvan. Eduardo Lalli è autore di alcune statue che troneggiano la piazza della Cattedrale di San Paolo in Brasile. Nella presentazione fatta da Corrado Carano, culture di arte molisana, si legge: «Il testo è un importante tassello di storia locale perché ricorda le tante fatiche di un popolo costretto ad operare in posti lontani», e Nicoletta Pietravalle soprintendente per i Beni Architettonici nella sua introduzione aggiunge: «Il risultato della ricerca è riportato in questo libro ed è dovuto alla tenacia, alla pazienza e al sentimento che hanno assistito il ricercatore nell’impresa». Una ricerca che l’autore ha condotta sin dal luglio 1984 per due motivi: il primo di ordine affettivo, il secondo di ordine culturale e storico. Una raccolta di grande valenza che vuole lasciare in eredità alle generazioni presenti e a quelle del futuro.
Lì, Giovedì 14 Agosto 2003

Pescopennataro – Il volume di Mario Di Tullio
«Scalpellini e stuccatori», un libro per riscoprire le radici.

PESCOPENNATARO – Un successo scontato ed altrettanto meritato quello ottenuto da Mario Di Tullio nel presentare il suo libro dal titolo: «Scalpellini e stuccatori di Pescopennataro».
A questo piccolo centro gli fu dato il nome come il paese dei «Maestri della pietra» proprio perché vanta i natali di coloro i quali lavorando la pietra si sono fatti conoscere in regione, in Italia e all’estero. E Mario nel testo, in ordine cronologico, ne ha riportato i nomi, una breve biografia, anno e luogo dove i lavori sono stati realizzati. Per lo più si tratta di fontane, chiese, cappelle gentilizie, cippi funerari, portali, caminetti e oggettistica varia. Un lavoro durato un ventennio che ha dato i suoi frutti perché fatto continue ricerche, di pazienza, di tenacia. E queste virtù sono state esaltate dal sindaco Rosato e dagli interlocutori che si sono susseguiti. In sala era presente il consigliere regionale Caterina, il Senatore Sammartino, il presidente della Camera di Commercio di Isernia Angelaccio, il Commissario Straordinario della Comunità Montana di Agnone Sciulli e un folto ed attento pubblico a far da cornice. Per l’occasione è stato presentato anche l’«Almanacco di Pescopennataro» a cura del pittore Ugo Martino.
La manifestazione ha avuto luogo nei locali della Biblioteca Comunale recentemente riaperta al pubblico dal momento che un gruppo di giovani volenterosi, sacrificando gran parte del loro tempo libero, ha provveduto a sistemare i libri dopo averli catalogati.
Lì, Lunedì 18 Agosto 2003

 

Arte degli scalpellini
Il Molise sconosciuto
di Franco Valente

Da poco è uscito dalla stampa un prezioso volume di Mario Di Tullio dedicato agli scalpellini e agli stuccatori di Pescopennataro. La veste editoriale lascerebbe sospettare che si tratti di uno dei tanti volumetti di storia locale destinati a finire infilato nelle parti meno appariscenti delle nostre biblioteche domestiche, ma la sostanza è ben diversa.
Sono contento di possederlo con la firma autografa dell’autore perché, diversamente da come appare, il libro è una miniera incredibile di informazioni delle quali in futuro nessun cultore di arte e di architettura del Molise potrà più fare a meno. Amare la propria terra è circostanza che appartiene un po’ a tutti, ma Di Tullio con la sua opera dimostra che il proprio paese si può andare oltre la semplice e rassegnata contemplazione. Ci piace spesso affermare che la ricerca delle nostre radici storiche è tutto degli obiettivi della cultura molisana. Di Tullio, dopo aver abilmente individuato r sinteticamente definito il luogo delle radici, è andato, invece, alla ricerca dei frutti. Pescopennataro, come rivela il suo nome, è un paese appoggiato ad un “pesco” (ovvero un grande masso) dalla forma “pinnata”, cioè appuntita. La pietra, dunque, è il motivo del suo esistere.
Le pietre lavorate sono le tracce seguite da Di Tullio per capire come si sia diffusa nel mondo l’arte degli scalpellini del suo paese. La cosa più straordinaria è che andando a Pescopennataro ci si aspetterebbe di trovare qualcosa di analogo a quanto è accaduto a Pescocostanzo. Invece girando per il paese, devastato dai tedeschi in ritirata, di decorazioni lapidee non rimane quasi nulla. Se si vuole capire cosa sia successo e dove sia finita l’arte dei pescolani bisogna seguire gli itinerari che Di Tullio ha disegnato nel suo rigoroso “catalogo” delle opere degli scalpellini di Pescopennataro. Si badi bene che i termine “catalogo” non è assolutamente riduttivo, come potrebbe apparire a causa dell’uso moderno che si fa di questa parola. Basti ricordare l’importanza del cosiddetto “catalogus baronum” del XII secolo per capire quale sia il suo vero significato e quale sia l’importanza di una elencazione ragionata. Dunque Di Tullio fa un catalogo ragionato del lavoro dei lapicidi di Pescopennataro e così ci permette di capire che la loro opera dal XVIII secolo in poi, partendo dal paese, si sia allargata seguendo gli itinerari della committenza privata e pubblica (religiosa e civile) prima nel Molise e nel confinante Abruzzo e poi, nei tempi duri dell’emigrazione di massa, in tutto il mondo. Con quest’opera si rende giustizia a personaggi che, pur avendo fatto la storia dell’architettura della nostra regione, ancora non avevano trovato un cultore che tirasse i loro nomi dalla tradizione orale e dal buoi degli archivi domestici. Di Tullio ha rimediato brillantemente e così sappiamo finalmente quanto abbia lavorato Nicola Di Lallo che, seguendo il gusto del settecento napoletano, fu soprattutto un architetto nel realizzare opere importantissime nella nostra regione. Solo per nominare gli artisti del XVIII secolo, sappiamo così dei vari Di Tullio, Napoleone, Crisostomo e Calvitti, De Lallo, Margotta, Fagnani, Terreri, De Francesco. Ma sono decine gli scalpellini che hanno permesso di consentirci di apprezzare un aspetto del Molise sconosciuto anche a noi molisani.

Messaggero, lì 30 Agosto 2003

 

 
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