| Tuoni,
Fulmini e Saette
Sono stato più volte a
Pescopennataro per partecipare a campeggi che erano delle occasioni per
fare formazione: i campi-scuola della GIAC (Gioventù Italiana di Azione
Cattolica). I ragazzi che vi prendevano parte avevano un’età che
andava
dai dieci/undici anni fino ai diciotto/diciannove anni, ed in genere nello
stesso periodo si trovavano giovani delle stesse classi di età. L’ambiente
nel quale si svolgevano i campi era quanto di più bello potesse offrire
la natura: sterminati boschi di abeti, prati fioriti interrotti da piccole
radure rocciose, crinali pietrosi e adagiati in posizione panoramica sulle
vallate sottostanti, cielo azzurro con qualche nuvola bianchissima, aria
frizzante, acque purissime e fresche, affettuoso calore umano degli
abitanti dei luoghi che distavano una mezz’oretta di cammino dalla sede
dei campi. Installato a oltre 1.200 m sul livello del mare, il campo nel
quale passavamo la maggior parte del tempo si trovava su un leggero
declivio che consentiva alle acque piovane, quando necessario, di defluire
senza fermarsi sotto le tende e senza infangare tutta la zona. In ogni
tenda destinata ad ospitare i ragazzi erano piazzati quattro letti a
castello metallici lungo i lati lunghi delle tende: al centro c’era la
brandina del capo-tenda, che aveva sempre due/tre anni più degli altri.
Le tende del governatore, dell’assistente ecclesiastico e di qualche
altro personaggio che transitava per il campo ogni tanto, erano invece
più piccole, di colore arancione e blu, e si trovavano raggruppate, ma
sempre lungo la circonferenza dell’area del campo. Intorno alle tende
veniva sempre scavato nel terreno un canaletto di una decina di centimetri
di profondità per convogliare l’acqua piovana lontano dalle tende
stesse. Dalla parte superiore del cerchio formato dalle tende partiva una
stradetta sterrata che portava all’unica costruzione in mattoni che
serviva da cucina, da refettorio e da luogo di incontro serale quando non
si poteva restare all’aperto. Un po’ più in là c’erano i lavandini
per l’igiene personale collettiva del mattino. I servizi igienici erano
costruiti, nella discrezione del bosco, con tavolame e porticine che
davano un minimo di riservatezza agli utenti. Non di rado la vita del
campo era sconvolta da improvvisi temporali che talvolta erano dei veri
fortunali, con raffiche di vento violentissime, pioggia scrosciante, tuoni
e lampi che rischiaravano a giorno tutto l’ambiente. In quelle occasioni
la temperatura esterna, normalmente molto rigida di notte, diventava anche
umida e fastidiosa, ma non ci facevamo caso. Ci si coricava con indosso
sia il pigiama che i pantaloni di lana o di velluto ed il freddo restava
fuori della tenda, rischiarata all’interno da lampade ad acetilene,
riscaldata dal calore degli abitanti riuniti a gruppetti per giocare a
carte, scrivere qualche cartolina, raccontarsi le storie di casa o fumare
“di nascosto” le prime sigarette. Ricordo quella volta in cui il
fortunale era particolarmente violento e tra di noi serpeggiava un po’
di paura perché i fulmini che si scaricavano su lontani abeti erano
accompagnati da tuoni fortissimi e brevi, che ci facevano sobbalzare
quando non indovinavamo che stessero per arrivare. Mi addormentai con il
pensiero della famiglia lontana, un po’ malinconico ma stanchissimo.
Dopo qualche ora (presumo, perché non guardavamo mai l’orologio che
soltanto alcuni avevano) mi svegliai con una strana sensazione: “sentivo”
che era ancora notte fonda, che il buio incombeva ancora, che il temporale
non si era calmato, ma percepivo un chiarore più forte del normale,
quando i fulmini solcavano il cielo. Inoltre, il vento cercava di gonfiare
le coperte che mi coprivano e mi accarezzava i capelli cortissimi, con “la
ciuffetta” sulla fronte. Non era normale che ciò accadesse perché ero
pur sempre dentro la tenda di tela pesantissima, per cui credetti di
sognare. Obbligato ad aprire gli occhi sulla realtà dal persistere di
questi fenomeni vidi che la parete della tenda alla mia sinistra, alla
quale era addossato il letto a castello, era squarciata da un grande buco
circolare del diametro di circa mezzo metro, dai bordi sfrangiati e (così
mi sembrava) fumiganti. Sorpreso da questo fatto aguzzai lo sguardo nel
buio e notai che un buco molto simile si trovava sulla parete opposta,
sulla stessa direttrice ed a poca distanza dalla schiena di uno dei
compagni, che continuava a dormire accucciato, non essendosi accorto di
nulla. Per la paura, ma più ancora per il senso di angosciosa solitudine
data dal sonno ininterrotto degli altri ragazzi, urlai a tutti di
svegliarsi, cosa che fecero, all’inizio infastiditi ma poi spaventati
almeno quanto me. Passammo il resto della notte in tende vicine, dopo aver
raccolto le nostre cose che non dovevano bagnarsi, visto che il vento
ormai sollevava i lembi della tenda, gonfiandola dall’interno attraverso
le due falle aperte. Quando giunse l’alba, anche per il sollievo di
coloro che ci avevano ospitati nelle loro tende, ci rendemmo conto di
quanto era accaduto ed il governatore del campo diede una spiegazione
scientifica al fenomeno. Ai lati della nostra tenda (un paio di metri da
una parte e quattro/cinque metri dall’altra) erano piazzati due pali sui
quali erano installati due altoparlanti “a tromba” per gli annunci
delle notizie del campo e dei programmi di lavoro che si susseguivano
durante il giorno. Un fulmine aveva colpito uno dei due altoparlanti, era
sceso lungo il cavo elettrico, si era gettato contro la tenda, all’interno
della quale le strutture metalliche dei letti a castello lo avevano
attirato agendo da Gabbia di Faraday, la aveva attraversata, uscendo dalla
parte opposta per scaricarsi a terra definitivamente dopo essere risalito
verso il secondo altoparlante. Il fulmine era passato esattamente al
centro della Gabbia quadrata formata dal tubolare del mio letto e da
quello del ragazzo che dormiva nel lettino superiore, avendo fatto la
stessa cosa con la struttura simmetrica che stava dalla parte opposta
della tenda. Non eravamo stati colpiti perché il volume dei nostri corpi
(piuttosto minuti, data l’età) non si era trovato sulla traiettoria
della scarica elettrica, salvandoci probabilmente la vita. Dal giorno
seguente gli altoparlanti furono piazzati lontano dalle tende e, dall’anno
successivo (se la memoria non mi inganna) fu installato un parafulmine
vicino al refettorio per prevenire il rischio di eventuali altri simili
accadimenti. Il giorno successivo, comunque, dopo aver montato una tenda
di riserva, partecipammo ancora più devotamente alla messa che il nostro
assistente celebrò nella “Cattedrale degli Abeti”, che immaginavamo
costruita dall’Eterno Architetto soltanto per noi. La “Cattedrale”
naturale stava alle spalle del nostro campo, dal quale non vedevamo l’abitato
di Pescopennataro, ma dal quale giunsero a farci visita alcuni abitanti,
con bibite e dolcetti locali per rincuorarci. La caduta del fulmine non fu
che una scusa per venire a trovarci una volta di più, per farci sentire
la loro amicizia ed il loro affetto, anche per ringraziarci di nuovo per
avere scelto quell’angolo di Paradiso per venire a formare le nostre
menti ed essere degli uomini migliori.
AURELIO
CESARITTI, classe 1947
|
|
|
Scampagnata
|
|
|
Relax
|
|
 |
...insieme
|
|
 |
Luogo mitico
Campo-scuola giovanili
|
|
 |
Gioco
|
|

|
Lettura
|
|
|
Pescopennataro
Staz. Climatica -
Il Campeggio m. 1250 Abetaia e Monte -
Il Campo m. 1745 |
 |
|
|
LO SPIRITO DI PESCOPENNATARO
In
quegli anni eravamo ancora una sola regione: abruzzo e molise. una sola
terra di boschi, di poeti, di pastori.
poi, nel 1936, un decreto politico ci
divise sulle carte geografiche.
ma suamo rimasti sempre una sola anima, uniti nei cuori e nell’amicizia.
ci ha legati, in un magico patto, lo “spirit of pescopennataro”.
per noi ragazzi di allora, in età di sogni e di progetti, le montagne di
pescopennataro rappresentavano - e
rappresentano ancora oggi – un punto ideale di incontro incancellabile.
e ci ritorna nei ricordi una forte sensazione di gioia, una scossa di
entusiasmo: il richiamo della foresta ci riavvicina e ci calamita dai
luoghi più lontani. è come se l’alzabandiera di ogni mattina ci
ridastasse nella tendopoli dei nostri sogni, dopo 50 anni. così sentiamo
in noi l’orgoglio di essere sempre quelli della giac, i ragazzi di
pescopennataro, con i fuochi accesi nella notte allegra, con i bagliori
dei falò che illuminano i nostri cuori.
AGENT
|
la
gioia di un incontro
La vita è davvero
bella, per le sue sorprese, talora purtroppo negative, ma molte volte
positive.
Se pensiamo al godimento intimo che ci procura la
fantasia, con i ricordi del passato e le proiezioni nel futuro, non
possiamo non ripetere con il Leopardi: “… e il naufragar m’è dolce
in questo mar…”
Le amicizie, quelle
vere, che si realizzano nell’articolarsi della vita, sono destinate a
resistere al tempo senza pericolo di alcun logorio. Sembrano talvolta
affievolite ovvero dimenticate, in relazione ai polivalenti impegni, che
possono determinare altri interessi, ma, al momento opportuno, quel
guazzabuglio del cuore umano si sveglia ed esplode.
Tutto questo mi è
accaduto con i ricordi di Pescopennataro allorché, una volta deciso di
rivederci il 20 luglio, ho consultato telefonicamente molti “Aspiranti
Capi” di quasi cinquanta anni or sono e si è determinato in tutti un
circuito di emozioni e di entusiasmo che sanno suscitare soltanto quegli
avvenimenti che hanno colpito il cuore.
Quei giorni passati
insieme alla tendopoli di Pescopennataro hanno lasciato un segno
indelebile.
Di fronte ai nomi di
Don Claudio, “Zio Rik” e di Vittorio De Luca, si è risvegliato in
tutti un mondo di ricordi e di gratitudine.
Il rivederci era il
minimo impegno da rispettare.
Pescopennataro, è il
caso di ripetere, ha lasciato un segno. Mi si consenta di riferire un
episodio.
Ero Segretario Generale
del Comitato Regionale di Controllo dell’Aquila e, nel corso di una
seduta del Consesso, sono stati ricevuti alcuni Consiglieri Comunali di
Sulmona.
Esaurita la
discussione, al momento del congedo, mi si avvicina un serio signore,
piuttosto rigoroso nell’aspetto, con barba e pizzetto alquanto curati,
che mi dice: “E Lei, Dottor Frammolini, non dimentichi
Pescopennataro!”
La sorpresa è stata
immensa perché, tra l’altro, si trattava di un agguerrito Capo Gruppo
di minoranza, celebre Preside di Scuola.
Non mi è restato altro
che invitare perentoriamente l’amico a darci del tu e in quei pochi
bellissimi minuti, abbaiamo ricordato, abbiamo gioito nel ricordo.
Siamo ormai arrivati al
20 luglio 2002!
I ragazzi e i giovani
di allora si sono tutti affermati nella vita, quali preparati e competenti
professionisti. Alcuni sono affermati docenti
universitari.
I più hanno formato
famiglia, qualcuno ha scelto il Sacerdozio, altri hanno preferito
orientamenti spirituali diversi. Tutti, però, ci siamo ritrovati uniti
nel ricordo dei valori che hanno nimato la tendopoli di Pescopennataro.
LUCIO FRAMMOLINI
|
 |
Pescopennataro m.
1196 s.m.
Panorama dal Campeggio
|
 |
|
|
Il luogo... oggi
|

|
|
UN SALUTO DEL VESCOVO DI TRIVENTO
E’ con grande gioia che ho accolto per la
seconda volta l’invito di partecipare al raduno di coloro che furono
soci della gloriosa GIAC (Gioventù Italiana d’Azione Cattolica)
dell’Abruzzo negli anni 50/60, periodo caratterizzato da grande
entusiasmo.
Per me, morsicano di
nascita e sacerdote fino al 1985 dell’amatissima Diocesi d’Avezzano
(allora “dei Marsi” e tuttora, nei documenti ufficiali, “Marsorum”)
ed ora Vescovo di questa altrettanto amatissima Diocesi di Triveneto, è
di particolare gaudio ricordare che da secoli remoti questa Diocesi
tridentina ha condiviso il cammino pastorale con le consorelle abruzzesi.
Per di più molti campi estivi della GIAC in quegli indimenticabili si
tennero a Pescopennataro, vero gioiello di bellezze naturali
nell’altissimo Molise, entro i confini di questa Diocesi.
Molti giovani trascinati
dall’entusiasmo di validi educatori, del laicato e del clero, vissero
esperienze indimenticabili e si formarono alla luce degli altissimi ideali
della Fede ardente, dell’onestà senza compromessi, della solidarietà
generosa. Che questi ideali abbiano segnato positivamente la loro vita, il
convegno annuale che li raduna è la prova più evidente.
Tanti, tanti auguri e a
presto incontrarci.
ANTONIO SANTUCCI VESCOVO
DI TRIVENTO
|
ENTUSIASMO GIOVANILE E TESTIMONIANZA CRISTIANA
Pescopennataro! E’ il nome di una simpatica
località montana del Molise.
Per quanti in essa hanno
vissuto l’esperienza dei campeggi regionali organizzati dall’Azione
Cattolica Italiana nei lontani anni ’50, è il nome che accende
magicamente la memoria.
Anche per me, quindi, che
per due anni consecutivi ha vissuto quella esperienza in qualità di
assistente.
Ecco allora il susseguirsi
di ricordi, di volti, di nomi, di tende, di abeti, di notti stellate e
soprattutto della scansione quotidiana delle tante iniziative di
formazione e di ricreazione.
Nostalgia? Anche? Ma
soprattutto il rinnovarsi di un grazie al Signore per la ricchezza
benefica di quella esperienza.
L’entusiasmo giovanile
con cui ci si educava ad amare e servire la Chiesa ha segnato per tanti il
proprio cammino di vita e di testimonianza cristiana.
Il farne ora comune
memoria è anche occasione di rivivere con rinnovata gioia la comunione di
creativa amicizia di quei lontani giorni.
GIUSEPPE DI FALCO
VESCOVO DI SULMONA
|
|

|

Una sfida alla
memoria...
|
|
|
Una sfida alla memoria...
Riconoscete ???
|

|
|
LA LEZIONE DI PIERSANTI MATTARELLA
Sono ormai trascorsi
cinquant’anni dai campeggi G.I.A.C. a Pescopennataro.
I particolari sfuggono
alla memoria, ma non il ricordo di quelle interminabili distese verdi e di
quei monti smeraldini, compagni mattinieri di ogni risveglio. Sullo sfondo
di un rigoglioso abetaio ricordo il mio caro campeggio, i momenti di
raccolta Preghiera, i giochi, ma soprattutto un’esperienza di vita
durante la quale ho appreso il valore dei sani principi morali e religiosi
che hanno accompagnato e seguono tutt’ora il mio vivere quotidiano.
Per questo il mio
grazie ai dirigenti nazionali di quel periodo: don Claudio, assistente
nazionale, i direttori di campo Zio Rik e Piersanti Mattarella, uomini di
cui nutro un caro ricordo. In modo particolare Piersanti Mattarella per le
attenzioni che amorevolmente prestava ad ognuno di noi. Un giorno mi chiamò
nella sua tenda, mi consigliò per la vita futura e mi regalò una
immaginetta di San Gabriele che ancora oggi custodisco gelosamente.
GABRIELE SANESE
|
RICORDI SU PESCOPENNATARO
“Sveglia, ragazzi! L’aria della Maiella è
come un gelato al limone!”. Così la voce di Vittorio De Luca, diffusa
dagli altoparlanti per tutta la tendopoli, ci strappava bruscamente al
sonno incredibilmente presto, complice un’ora legale casereccia e
sorniona, e ci catapultava verso i lavandini all’aperto. Più o meno lo
stesso effetto esplosivo mi ha fatto la lettera di Don Bruno che ci
chiamava di nuovo tutti a Pescopennataro. Di colpo si è aperto un varco in un muro
opaco e grigio e sono riapparse le tende con gli abeti sullo sfondo, sono
tornate a diffondersi le note di “Mondina” e “Campane di Monte
Nevoso”, i dischi amati da zio Rik, o quelle di “Vaya con Dios” che
ci davano la buona notte nella malinconia della sera. Ho risentito
l’Inno di Mameli cantato durante l’alzabandiera, l’ocarina di
Olindo, la voce di baritono di Don Ermete, la sinfonia del “Barbiere di
Siviglia” sapientemente diretta da Lucio Frammolini, il canto del
“Salve Regina” e di “Al cader della giornata”. Mi sono ritrovato a
camminare verso il Monte Campo, la grotta dell’eremita e Capracotta con
lo stesso passo di allora, insieme a tanti amici come riemersi
all’improvviso da una nebbia spazzata via da una folata di vento. La
stessa gioiosa sorpresa che sentivo in me l’ho letta su tutte le facce
che mi scorrevano davanti e ho capito subito che avrei fatto i salti
mortali per non mancare all’appello di Don Bruno il 20 luglio. Grazie,
Don Bruno!
CESARE LETTA
|
|

|
La tenda di Avezzano
1° a sinistra Cesare Letta
|
|
|
L'Alzabandiera
|

|
|
L’ALZABANDIERA
Si era negli anni cinquanta-sessanta e di anni…
ne sono passati!!
Il nostro incontro a
Pescopennataro vuole avere, appunto, questo primo riferimento a quegli
anni ormai lontani.
Nei nostri occhi: prati,
tende, sala riunioni, refettorio boschi, gruppi sparsi qua e là (dopo a
discutere le straordinarie lezioni di Don Claudio e di Zio Rik, che
riabbraccio commosso), ripensare, approfondire. La Gioventù Cattolica
abruzzese vi si ritrovava per crescere nei propri ideali e, nell’incanto
della natura montana, fortificarsi oer essere, poi,, nelle associazioni,
fermento di sani valori civili e religiosi.
Ma per tutti noi c’è
anche un tuffo al cuore in quel giorno! Eh, si! Perché i momenti di
ascolto, di preghiera, di formazione incidendo in ciascuno di noi, non
potevano non arricchirci dentro; ed è quel “dentro” che il tempo non
cancella, tanto è prezioso per ciascuno di noi!
Lassù ci saluteremo, ci
risentiremo, canteremo ancora e avremo brividi nel momento
dell’alzabandiera, vicino alla rinnovata nicchia della Madonnina !!! I
cuori … ricorderanno e rinnoveranno il loro Grazie al buon Dio, nostro
Padre.
Allora, amici, al
ringraziamento per aver accettato l’invito, unisco la gioia rinnovata
per una amicizia mai venuta meno e così ricca di doni morali scambiatici
in quel periodo e negli anni successivi.
Vi abbraccio al canto di… Salomè, tutti i preti sono bigi e, lo sai,…chissà mai !!!
DON BRUNO CICCONETTI
|
GRAZIE A QUEI MONTI
Pescopennataro 47 anni fa sembrava in capo al
mondo. Anche i genitori prima da dare le necessarie autorizzazioni (allora
si usciva poco) si informavano. La realtà era poi diversa e nel 1954
partii anch’io e la GIAC allora era una stupenda realtà e Presidente
diocesano di Atri era Lino Colleluori, brillante studente in Medicina a
Padova.
Partimmo insieme.
In treno si andò a Vasto
e poi di lì in autobus a Pescopennataro.
Peccato che non ho scritto
un diario perché allora non avevo l’abitudine di fissare le impressioni
della giornata. Ed è stato un peccato perché oggi i ricordi, anche se
bellissimi, sono sbiaditi.
Non sono in grado di
descrivere le giornate trascorse su quei monti e nella tendopoli che è
rimasta nel cuori di tutti. Una sola cosa ricordo bellissimo e ne parlerò
più avanti. Oggi posso dire che il direttore del campeggio era Sergio De
Marchis che non ho più rivisto anche se forse ha lavorato in Rai come me.
Mi sono rimaste impresse le lunghe passeggiate e la disposizione delle
tende.
A proposito di
passeggiate: la prima fu quasi disastrosa perché ci perdemmo e faticammo
non poco tra i boschi a tornare in tenda. Io avevo le gambe sbucciate per
una caduta causata da inesperienza.
Il refettorio era
sistemato in un tendone e in quell’anno il “direttore di mensa” era
un romano allegro e bravissimo. Stupendi i momenti di preghiera e di
formazione. Gli ultimi giorni furono caratterizzati dal brutto tempo. Al
mattino del giorno del commiato (c’era anche l’alzabandiera) molto
presto andai al bagno nel bosco vicino, in una variopinta palizzata. Ebbi
paura perché un branco di cavalli scese dalla montagna con eleganza e
disinvoltura.
Si ripartì e credo che
non si fece la stessa strada ma si andò a Sulmona e di lì poi nelle
nostre case.
E allora che cosa ricordo
benissimo? Devo ringraziare Pescopennataro e Lino Colleluori se dai giorni
del campeggio in poi non ho avuto più paura di parlare in pubblico.
Lino mi assegnò la
meditazione per la via Crucis del pomeriggio. Dovevo commentare la settima
stazione; mi preparai a dovere nella mattinata, imparai a memoria il
tutto, ripetetti la lezione spesso e nel pomeriggio quando arrivò il mio
turno avanzai per parlare. Dopo le prime parole dimenticai tutto in un
istante di oscurità. Passarono pochi secondi, il tempo perché dalla
prima fila qualcuno cominciasse a sghignazzare. Questo bastò perché la
memoria visiva rivivesse completamente ed io conclusi.
Da allora sono passati più
di 40anni tra diverse e molteplici esperienze. Non ho avuto più paura di
parlare in pubblico; spesso però, in momenti significativi, quella
tendopoli e quei monti mi si parano davanti. E li ringrazio ancora.
GIOVANNI VERNA
|
|
UNA
GIORNATA DA RICORDARE
L’Amministrazione
Comunale e la popolazione tutta di Pescopennataro è onorata di
ospitare ancora una volta, come peraltro già avvenuto due anni
fa, il raduno degli ex campeggisti G.I.A.C., e militanti sia della
G.I.A.C. che dell’A.C., perché questo significa che dopo tanti
anni qualcosa di questi posti è rimasto nei loro cuori. Quando
ho avuto modo di parlare con qualcuno di questi
“giovani”, sono rimasto meravigliato dall’entusiasmo che
ancora li anima nell’organizzare questi incontri, che sono
occasioni per rivedersi in quei luoghi. Certamente hanno lasciato
un segno nella loro formazione per il prosieguo della vita.
Il nostro piccolo paese in quegli anni ha vissuto momenti belli ed
indimenticabili, per la presenza di tanti giovani che sono sempre
tornati con piacere ricordando con affetto questi luoghi e
Pescopennataro.
Da parte nostra un grazie per aver scelto ancora una volta
Pescopennataro, con la certezza che queste iniziative concorrono
al rilancio di queste zone per un nuovo sviluppo.
Ancora grazie, con l’augurio che il 20 luglio sia per voi e per
noi
un’altra giornata da ricordare.
SABATINO ROSATO
(Sindaco di Pescopennataro)
|
|
|

Una sfida alla memoria... Riconoscete ???
|
|
|
QUELLE ESPERIENZE CHE TI PORTANO LONTANO
Guardando con obiettiva serenità l’esperienza
dei campeggi GIAC della seconda metà degli anni Cinquanta, possono dire
con assoluta certezza che le “positività” della mia vita nei
successivi quarant’anni hanno i prodromi nelle relazioni e nei valori
acquisiti nei circa 15 campeggi GIAC, di cui 4 a Pescopennataro.
Ricordi bellissimi: dalle
esecuzioni in piazza della sinfonia del Barbiere di Siviglia, rispetto
alle quali le performance dell’Arena di Verona sono roba da “Delegati
Aspiranti”, alla Via Crucis per le vie di Pescopennataro, dalla carica
trasmessa da zio Rik, don Claudio, Alfonso Perrotta, Vittorio De Luca,
Lucio Frammolini … ai metri di pizza e litri di birra consumati
nottetempo, dagli alzabandiera dell 7,30 alla lettura delle lettere dei
condannati a morte della Resistenza al “cader della giornata”, dalle
escursioni in montagna agli scathing notturni intorno al fuoco;
dall’udienza da Papa Giovanni (dicembre 1958) al pellegrinaggio a
Lourdes per il trentennale Aspiranti (ottobre 1959); da cento a mille
altre cose belle e buone e perciò esplosive di gioia vera.
ANTONIO TESSITORE
|
Acrostico PESCOPENNATARO
Più di una
indimenticabile esperienza di gioventù
Evento di vita che ha
lasciato un segno profondo
Seme cosparso perché
cadesse sulla buona terra
Cattedrale d’abeti
svettanti verso il cielo
Oasi di spiritualità e
palestra di formazione
Parola ascoltata e ansia
di metterla in pratica
Entusiasmo e gioia che
sono restati nel cuore
Novità di un percorso
formativo nella grande tendopoli
Notti stellate in cui si
elevavano canti e preghiere
Amare il prossimo: la
“regola d’oro”
Teatro incontaminato di
bellezze naturali
Albe luminose al cospetto
della gran madre Maiella
Ricordi belli e preziosi
che non vorremmo aver perduto
Oggi proviamo a riannodare
il filo spezzato di quei ricordi
Nota a margine
Tra i tanti modi con
cui avrei potuto esprimere un ricordo personale sull’esperienza
giovanile, prima di campeggista e poi di direttore di uno dei campi di
formazione degli aspiranti capi d’Abruzzo, ho scelto di farlo in modo
sintetico, costruendo quattordici pensieri in cui le lettere iniziali
delle prime parole, lette per ordine, formano il mitico nome di
Pescopennataro. Certamente non c’è stata pretesa di proporre un
componimento poetico, come la forma scelta dell’acrostico avrebbe
richiesto, più semplicemente è stato un modo dilettevole, spero anche
originale, per esprimere i miei sentimenti. Nutro la speranza che il
risultato sia benevolmente accolto.
TERZIO
DI CARLO
|
|
|
Una sfida alla
memoria...
Riconoscete ???
|

|
|
|
20 luglio 2002
|
|
|
Una sfida alla memoria...
Riconoscete ???
|

|
|
UN PEZZO DI PANE
Don
Mario ha un ricordo speciale di zio Rik
“Durante
una gita nei boschi di Pescopennataro zio Rik raccolse per terra un pezzo
di pane, gettato forse da uno di noi. Di ritorno, nella Messa al campo,
zio Rik pose quel pezzo di pane sull’altare e lo fece consacrare
Al
momento della Comunione lo mangiò così, secco e pieno di formiche”.
|
|
UN PICCOLO GRANDE DIARIO FOTOGRAFICO
Vittorio De Luca, da grande comunicatore, ha affidato i ricordi
giovanili di Pescopennataro ad un diario fotografico; immagini ironiche e
nostalgiche che “parlano” più di mille e mille pagine.
Lui, scrittore di talento, avrebbe potuto mandar giù una “Treccani”
della GIAC.
E, invece, ci ha risparmiato il malloppo, riproponendoci flas-back
storici, cartoline-senza-parole, ma che urlano tutta la gioia di quei
tempi.
|
|

|
Una sfida alla memoria...
Riconoscete ???
|
|
|
Una sfida alla memoria...
Riconoscete ???
|

|
|
RICORDARE
Arriva
un momento in cui la memoria si ribella e i ricordi scappano via come i
topi. Anche se questa affermazione ha un fondamento di verità, se ripenso
ai tanti campi-scuola nazionali della GIAC, realizzati al sud (Sila,
Villaggio Mancuso) al centro (Pescopennataro, Acerno) al nord (Falzarego,
Cervinia) dal 1954 al 1970, i miei ricordi di quella stagione né sono
scappati via né si sono cristallizzati, ma hanno assunto l’energia
biblica del “fare memoria” e il che significa che hanno saputo
conservare la capacità di attualizzare oggi quello che si è intensamente
vissuto ieri.
Si
tratta di sentimenti, di emozioni, di comportamenti, di idee, di valori
che, a prescindere dal diverso cammino culturale-sociale-politico-religioso
di ciascun partecipante ai suddetti campi-scuola, si sono così radicati
dentro di noi da costituire comunque una parte rilevante della nostra
identità di esseri umani ed è bellissimo condividere, dopo tanti anni,
tale identità in cammino nell’incontro di Pescopennataro nel prossimo
20 luglio.
Perciò,
agli amici abruzzesi e molisani di un tempo, prima di rincontrarci, vorrei
anticipare questa mia brevissima riflessione: sono passati tanti anni da
quegli incontri ma il loro ricordo in me non sì è appesantito di sterili
rimpianti, ma si è invece trasformato in pensiero forte e sereno. La fine
di una cosa è l’inizio di un’altra ed ogni tempo ha la sua bellezza e
la sua gioia, la sua ricchezza e il suo dono. È nella dinamica della vita
che la fine di un’esperienza sia fine ed inizio insieme ed è per
questo, che ciascuno a suo modo, può trovare in sé la forza di
ringraziarne il buon Dio.
Ricordare,
amici miei, non è staccarsi dal presente per fermarci immobili alle
soglie del tempo con lo sguardo che si sforza di vedere al di là della
polvere che fatalmente ricopre ed annebbia i plastici contorni delle cose
che già furono vive. Ricordare è crescere nell’unità della vita che
ci è stata donata; perciò mai nulla finisce nella mente e nel cuore
dell’essere umano, là dove non c’è divisione di spazio né
corruzione di materia.
Ora
è tempo di restare vicini più di ieri, perché è il momento della
raccolta. L’ultima tappa. Ora, dobbiamo restare più che mai vicini
nella memoria, senza dire niente. Il silenzio è più eloquente delle
parole. Abbiamo bisogno di stare vicini tutti insieme e vivere in pienezza
il Giorno attendendo serenamente la Notte, perché intanto l’Eternità
è già cominciata!
DON
CLAUDIO BUCCIARELLI
|
|
I CANTI PIU' BELLI |
| FRATELLI D'ITALIA |
CANTO
DELL'ADDIO |
PREGHIERA DELLA SERA |
LE FUNTANELLE |
|
Fratelli d’Italia
l’Italia s’è desta;
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la vittoria?
Le porga la chioma
chè schiava di Roma
Iddio la creò.
Fratelli d’Italia
l’Italia s’è desta;
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la vittoria?
Le porga la chioma
chè schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò (2 volte).
|
(Sul motivo
del «Valzer delle Candele»)
E’
l’ora dell’addio fratelli
È
l’ora di partir
Il
canto si fa triste
È
ver partir è un po’ morir.
RITORNELLO
Ma
non addio diciam allor
chè
uniti resterem
ma
non addio diciamo allor
che
ancor ci rivedrem.
Pechè
lasciarci e non sperar
di
rivederci ancor?
Perché
lasciarci e non serbar
questa
speranza in cuor?
Ma
non addio…
Uniamo
orsù le nostre man
or
mentre il giorno muor
formiamo
con le nostre man
il
cerchio dell’amor.
Ma
non addio…
Intorno
a questo fuoco qui
uniti
noi sarem
intorno
a questo fuoco qui
ancor
ci rivedrem.
Ma
non addio…
Iddio
che tutto vede e sa
ci
sappia riunir!
Iddio
che tutto vede e sa
Ci
voglia benedir.
Ma
non addio…
|
Al
cader della giornata
Noi
leviamo i cuori a te,
tu
l’avevi a noi donata
bene
spesa fu per te.
Te
nel bosco, nel ruscello,
te
nel monte, te nel mar,
te
nel cuor del fratello,
te
nel mio cercai d’amar!
Se
non sempre la mia mente
In
te, pura, s’affissò,
e
talora stoltamente
da
te lungi s’attardò
mio
Signor ne son dolente
te
ne chieggo, o Dio, mercè!
Del
mio meglio lietamente
Io
doman farò per te!
I
tuoi cieli sembran prati
E
le stelle tanti fior…
Son
bivacchi dei Beati
Stretti
in cerchio al lor Signor!
Quante
stelle, quante stelle,
dimmi
tu la mia qual è?
Non
ambisco la più bella
Basta sia vicino a te!…
|
Tutte
le funtanelle se sò seccàte.
Pover’amore mì! More di sète.
Tromma larì, lirà, llarì ’llallèra. (2 v.)
Tromma ...
Amore
mi tè sète, mi tè sète…
Dov’elle
l’acqua che mi sì purtate?
Tromma ...
T’aije
purtate ‘na ggiarre di crète.
Ngh’è ddu’ catene d’ore, ‘ngatenate.
Tromma
...
Versione
ritmica italiana
Tutte le fontanelle si son seccate.
Povero amore mio Muore di sete.
Tromma larì, lirà, larì, lallera. (2 v.)
Amore mio ho sete, amore ho sete.
E dove è l'acqua che tu m'hai portato?
Tromma...
Una giara di creta io ti ho portato
con due catene d'or incatenate.
Tromma...
|
|
|
|
|

|
|
AVE
MARIA
ASPIRANTI CAPI ABBRUZZESI
1959
|
TENDOPOLI
PESCOPENNATARO
INCONTRO
CAMPEGGISTI E GIOVANI
AZIONE CATTOLICA
D'ABRUZZO
20 LUGLIO 2002
|
|
MA CHI E’ IL PROSSIMO?
Quel maestro della legge chiese ancora a
Gesù: “Ma chi è il
prossimo?”
Gesù rispose:
“Un emigrato clandestino stanco e affamato, viandante sulle strade del
mondo, tentava di vendere sotto un sole infuocato piccole cosucce sparse
su un telo sdrucito.
Era lontano migliaia di chilometri dai suoi familiari, dalla sua terra,
dai suoi affetti, dalle sue tradizioni… e tutto per un pezzo di pane!
Per caso passò di la un “religioso”, vide l’uomo affaticato e
sfiduciato, passò dall’altra parte della strada e proseguì.
Anche un “politico” passò per quella strada; anche lui lo vide, lo
scansò e proseguì.
Invece un uomo “non impegnato e senza titoli” gli passò accanto, lo
vide e ne ebbe compassione.
Gli andò vicino, si sedete accanto a lui parlò con lui di tante cose,
gli sorrise...
Il giorno dopo tornò, tirò fuori da una borsa alcuni “sfilatini” e
una bibita dissetante, gli regalò anche “due monete d’argento” e lo
abbracci...”
A questo punto Gesù domandò al maestro della legge: “Secondo te, chi
di questi tre si è comportato come prossimo per quel marocchino?”
Il maestro della legge rispose: “Quello che ha avuto compassione di
lui.”
Gesù allora gli disse: “Va e comportati allo stesso modo”
***
Cari
amici, che avete vissuto mezzo secolo fa l’esperienza di Pescopennataro,
vi ringrazio di cuore per darmi la possibilità di rivivere ancora insieme
quelle meravigliose e impegnative Giornate.
Ringrazio
il buon Dio che mi (e ci) ha dato una mano per giungere all’odierno
traguardo.
Aiutatemi
e aiutiamoci, cari amici, ad AMARE IL PROSSIMO.
W
il Gran Sasso! W la Maiella!
RICCARDO GIACOMINI (ZIO RIK)
|
|
Antiche cartoline del villaggio di Pescopennataro intitolato a Enrico
Manzi.
Enrico morì a 14 anni mentre si recava in motorino nel campeggio. Era
un giovane aquilano di bontà esemplare. Sua madre Malvina era
presidentessa dell’Associazione Cattolica.
|
|

|
<<
Saluti dal Villaggio alpino della
Gioventù Italiana di Azione Cattolica
"Enrico Manzi"
Pescopennataro |
|
| |
|